Un Ponte tra Cielo e Terra: Alessano abbraccia la Famiglia Francescana nel segno di Francesco d’Assisi e don Tonino
Maria Rosaria e Saverio 06.05.2026 Ci sono giornate in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio all’eternità. Domenica 19 aprile 2026 resterà una data significativa nel cammino dell’Ordine Francescano Secolare di Puglia e dell’intera Famiglia Francescana regionale. Un appuntamento atteso, desiderato e costruito con cura, nato dalla collaborazione e dalla stretta sinergia con la Fondazione Don Tonino Bello, nella persona del suo presidente, il dott. Giancarlo Piccinni.
Le strade di Alessano non hanno ospitato solo un raduno, ma una vera e propria epifania di fraternità. Oltre 1300 persone — dal Primo Ordine alle Sorelle Povere, dall’OFS alla vitalità della Gi.Fra e degli Araldini — si sono ritrovate per celebrare un legame che scavalca i secoli, uniti attorno al tema scelto per la giornata: “Profeti di Pace”. Un titolo che non è rimasto slogan, ma si è rivelato una chiamata concreta a mettersi sulle orme di San Francesco d’Assisi e di don Tonino Bello, due figure capaci di rendere visibile il Vangelo nella storia. L’incontro, infatti, ha voluto onorare proprio questi due grandi testimoni: Francesco, vivo nel cuore del mondo da ottocento anni con il suo annuncio disarmante — “Il Signore ti dia pace” — e don Tonino, che da trentatré anni continua a parlare alla nostra storia con la forza mite della sua profezia. Due vite diverse, ma unite da una stessa radice: la pace come dono ricevuto e responsabilità da incarnare. Francesco e don Tonino, veri “giganti del quotidiano”, ci hanno insegnato che la libertà non è assenza di vincoli, ma il coraggio di seguire orme di pace attraverso scelte concrete, piccole e grandi. La pace, così compresa, non è semplice assenza di conflitto, ma dono che si costruisce nella vita, anche attraverso il sacrificio, sull’esempio di Cristo che si è “spezzato” e “versato” per amore.
Il successo della giornata è stato il frutto di un’armonia corale. Fin dal nostro arrivo ad Alessano siamo stati avvolti da un clima di accoglienza autentica e commovente. La città, con i suoi Amministratori, le Autorità civili e militari, i Frati minori cappuccini e l’intero tessuto associativo, si è spesa con una generosità straordinaria. Ogni dettaglio è stato curato con entusiasmo, affinché nessuno si sentisse ospite ma parte viva di una famiglia. L’organizzazione impeccabile ha saputo rispondere ai bisogni di tutti, rendendo l’incontro fluido e sereno nonostante i grandi numeri. Anche il momento del pranzo ha espresso questa cura: ogni gruppo ha avuto uno spazio dedicato dove condividere il pasto e numerose attività commerciali hanno aperto i loro ambienti con grande disponibilità.
E non è mancato il segno concreto del sacrificio e del desiderio: molti partecipanti sono partiti nelle primissime ore del mattino — alcuni già alle 4:30 — superando distanze e fatiche pur di esserci. Guardando quella folla, l’emozione più forte è stata proprio quella di vedere abbattuta ogni distanza: il desiderio di incontrarsi si è dimostrato più forte di qualsiasi ostacolo.
Il cuore della giornata è stata la Celebrazione Eucaristica, presieduta nella mattinata dal Vescovo Vito Angiuli. Nella sua omelia ha offerto una riflessione particolarmente ricca e provocante, invitando tutti a riscoprire la radice autentica della vocazione francescana. Ha sottolineato con forza come non possa esistere un vero cammino francescano senza un contatto vivo e quotidiano con il Vangelo, ma ha anche richiamato con altrettanta decisione l’importanza delle Fonti francescane come chiave concreta per incarnare quella Parola nella storia. Il Vescovo ha quasi consegnato un’immagine: quella del francescano con “due libri tra le mani”, il Vangelo e le Fonti, non come testi da studiare soltanto, ma come compagni di vita, da meditare, pregare e tradurre in scelte quotidiane. Ha insistito sul fatto che la pace francescana non nasce da uno sforzo umano o da un semplice ideale etico, ma da un cuore trasformato dall’incontro con Cristo. Solo chi si lascia plasmare dal Vangelo può diventare davvero operatore di pace, capace di entrare nelle ferite del mondo senza giudicare, ma portando consolazione, riconciliazione e speranza. Un richiamo forte anche alla responsabilità personale: non delegare ad altri la costruzione della pace, ma iniziare da sé, dalle relazioni più vicine, dai piccoli gesti quotidiani.
Di grande intensità è stata anche la testimonianza di fr. Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi: con uno stile semplice, diretto e profondamente autentico, ha saputo coinvolgere l’assemblea non solo con parole, ma con la verità della sua esperienza personale. I suoi racconti degli incontri con don Tonino Bello non avevano nulla di formale o celebrativo: erano frammenti di vita, incontri veri, capaci di lasciare un segno indelebile. Fr. Marco ha descritto don Tonino come un uomo capace di guardare dentro le persone, di intercettare le domande più profonde e di accendere desideri autentici di Vangelo. Non una figura distante, ma una presenza concreta, capace di accompagnare con discrezione e profondità. In particolare, ha condiviso come proprio questi incontri abbiano avuto un ruolo decisivo nel suo cammino di ricerca vocazionale: non attraverso discorsi teorici, ma attraverso una testimonianza viva, che lo ha provocato interiormente, aiutandolo a interrogarsi e a riconoscere la voce del Signore nella sua vita. Ha sottolineato come la vocazione nasca spesso così: da incontri che accendono, da parole che restano dentro, da testimoni che rendono credibile il Vangelo. Le sue parole hanno invitato tutti a diventare, a loro volta, segni credibili per gli altri, perché ogni vita autenticamente evangelica può generare nuove vocazioni, nuove scelte di bene, nuovi cammini di pace.
Nel pomeriggio, il cammino è proseguito con il pellegrinaggio verso la tomba di don Tonino, nel cimitero di Alessano, vissuto alla vigilia del 33° anniversario della sua nascita al Cielo. Un momento intenso, animato, al nostro arrivo, dal coro “Ala di Riserva”, che ha accompagnato la preghiera rendendola ancora più profonda e partecipata. Davanti a quel luogo, nel silenzio carico di significato, molti hanno percepito qualcosa di difficile da esprimere a parole: “sembrava di scorgere un ponte invisibile tra la terra e il cielo”. Un legame profondo in cui Dio, insieme a Francesco e don Tonino, sembrava incoraggiarci a non temere le prove della vita. La preghiera si è fatta invocazione per la pace, ma anche impegno personale: non avere paura di donarsi, di “spezzarsi” e “versarsi” per amore, perché è questo l’unico modo per costruire una pace autentica. E mentre un sole luminoso accarezzava i presenti — quasi riflesso della gioia del Cielo — la Fraternità ha riscoperto il senso della Perfetta Letizia: non lasciarsi turbare dalle difficoltà o dalle ostilità, ma attraversarle con la forza dell’amore.
Entrati, poi, nel Cimitero e passando davanti alla tomba di don Tonino, il momento si è fatto ancora più suggestivo: mentre una lunga processione, composta e intensa, sembrava non finire mai, abbiamo potuto ascoltare la voce stessa di don Tonino. Un’esperienza toccante, quasi a percepire la sua presenza viva in mezzo a noi, come se davvero continuasse ad accompagnare il nostro cammino, a incoraggiarci, a indicarci la strada.
Alessano si è confermata, così, terra di speranza. Da qui, i costruttori di pace si sono rialzati, pronti a ripartire con lo zaino colmo di gratitudine. Non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio: una chiamata a vivere, ogni giorno, quel Vangelo che Francesco e don Tonino hanno incarnato con radicalità e dolcezza.
Essere “profeti di pace” oggi significa questo: costruire ponti, generare fraternità, scegliere il bene anche quando costa. E portare nel mondo, con semplicità e coraggio, quella pace che nasce da Dio e si fa vita.
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Galleria foto del 19 aprile 2026
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Maria Rosaria Riezzo
Viceministra regionale
Saverio Perrone
Consigliere regionale delegato Zona 7




