Questo deserto fiorirà! Gli esercizi spirituali OfsPuglia fatti a Cassano dal 1 al 3 settembre

IMG-20170902-WA0060Vincenzo Bini 18.10.17  Ci siamo fatti davvero un bel regalo durante questi tre giorni, in cui un ispiratissimo quanto instancabile P. Antonio Cofano ci ha accompagnati in un entusiasmante percorso alla RI-scoperta della nostra vocazione di francescani secolari. Una scommessa vinta quella del Consiglio regionale che, nell’ambito delle iniziative di Ofspugliestate2017, ha proposto alle nostre fraternità qualcosa che forse mancava da troppo tempo: gli esercizi spirituali, acqua pura per le nostre anime reduci da un’estate rovente, ‘balsamo’ per i nostri cuori disidratati, energia per affrontare con rinnovato slancio il nuovo anno fraterno. Scelti per dar lode al Signore è stata la ‘traccia’ segnata per questa intensissima quarantott’ore di preghiera, formazione, condivisione, intrise di quella ‘gioia di stare insieme’ tipicamente francescana…

Io l’attirerò a me e la condurrò nel deserto. Il nostro viaggio ha avuto inizio venerdì pomeriggio nel deserto del profeta Osea (2, 16-26), il deserto in cui Mosè condusse per quarant’anni il suo popolo errante (Es. 3, 1-12) con lo sguardo rivolto verso il cielo; il deserto delle nostre vite, delle nostre fraternità, che possono diventare ‘luoghi di morte’ se non vi si entra con lo Spirito di Dio, se non ci lasciamo guidare ad occhi chiusi, con fiducia. Un cammino durante il quale ci è richiesto di liberarci da quegli orpelli che ci tolgono la vita, che ci impediscono di andare incontro al Signore… “Io sarò con te”: solo camminando con Lui, potremo meravigliarci delle ‘cose di Dio’, come Mosè davanti al roveto, come Francesco nel carcere di Spoleto. Solo lasciandoci “seminare” da Lui “questo deserto fiorirà”!

Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli…. Nella seconda meditazione, sabato mattina, siamo entrati con decisione nel merito della nostra vocazione che non ammette ‘sotterfugi’, che non accetta ‘scorciatoie’: “Tornare a Cristo… Vivere in Cristo!”, questa è la nostra vocazione, questa è la nostra ‘appartenenza’, la nostra identità cristiana e francescana, questa sia la nostra testimonianza. Chi può dirsi ‘degno’? Io, concentrato nel mio ‘culto dell’ego’? Davide, che mandò a morte Urìa l’Ittita” (2Sam, 11, 1-27)? L’apostolo Paolo, ci esorta a “considerare la nostra chiamata”, a vivere la nostra vocazione “vantandoci nel Signore” (1Cor. 26-31). Come? Vivendo con fede il nostro deserto, andando incontro al fratello (sì, anche a quello ‘molesto’!), correggendolo amorevolmente, ma senza scendere a compromessi. Ciascun terziario faccia la sua parte, dia forza alla sua vocazione! Dio ci ha posto sul candelabro per dar luce, testimoniando il suo amore… Solo così il deserto ti purificherà. Solo sentendoci amati da Dio potremo “risorgere in Cristo” (Col. 3, 1).

La lode nell’esperienza di San Francesco. Nel terzo momento di riflessione, P. Antonio ci ha guidati in un percorso di ‘lode’ e di ‘rendimento di grazie’ e lo ha fatto passando attraverso la conversione di San Francesco, o meglio di Giovanni che, reduce dal suo ‘fallimento militare’, torna ad Assisi e si mette in ricerca della volontà di Dio, con l’aiuto delle Sacre Scritture, della Chiesa (nella persona del ‘suo’ Vescovo Guido) e dei suoi primi fratelli. Un percorso tortuoso, come sappiamo, un cammino di conversione attraverso un deserto che però, davanti al Crocifisso di San Damiano lo porterà a pregare: “Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio…” a chiedere le virtù della fede, della speranza e della carità, a chiedere a Dio di manifestarsi nella sua vita. Più tardi, mentre il suo cammino terreno volge al termine, la sua vita diventerà una continua lode al Signore, un continuo rendimento di grazie, in cui Francesco utilizza ‘esperienze vive’ come “frate focu” (richiamando l’episodio di Fonte Colombo) o la “nuda terra” sulla quale comporrà il Cantico delle Creature. E da ‘figli’ ci esorta a vivere, facendo incessantemente ricorso alla potente intercessione della Vergine Maria, madre del Signore Gesù Cristo e nostra, a cui in serata abbiamo dedicato la preghiera del santo rosario. A completare i lavori del sabato, una bellissima lectio divina sulla Parola della domenica in cui il Signore ci esortava a non conformarci a questo mondo (Rm. 12, 2), ma a rinnegare noi stessi e seguirlo, senza dimenticare di portare con noi in questo viaggio le nostre croci (Mt. 16, 24).

Lode ed evangelizzazione. Ripartendo dalla lettera ai Romani (12, 1-2), dopo la celebrazione della Santa Messa, la quarta e ultima meditazione della domenica mattina ci ha riportato ad una dimensione relazionale: se i nostri corpi non diventano un “sacrificio vivente”, se persisto cioè nei miei peccati, come potrò essere una ‘lode a Dio’? Come potrò amare il mio fratello? Se non uso i miei ‘sensi’ per il bene che esiste, se essi continuano a essere solo ‘fabbricanti di idoli’, come potrò testimoniare l’amore e la misericordia di Dio? Per spiegarci meglio il senso dell’evangelizzazione a cui siamo chiamati, P. Antonio ha preso in ‘prestito’ le ‘tre icone’ utilizzate da Papa Francesco nel discorso dello scorso anno ai sacerdoti della diocesi di Roma: gli otri nuovi delle nozze di Cana (con l’aiuto di Maria, facciamoci prima di tutto riempire fino all’orlo dalla Parola del Signore); la brocca con cui la samaritana disseta Gesù (il terziario è l’uomo delle tenerezza, ma anche della concretezza); l’otre immenso del cuore di Gesù (la nostra sia un’evangelizzazione rispettosa, umile, amorevole). La nostra evangelizzazione deve partire dall’amore di Dio, dalla speranza, dall’ascolto dei fratelli… intervenendo nelle loro vite ‘in punta di piedi’.

In sintesi, questi esercizi spirituali ci hanno chiesto di ripartire da Cristo: lui solo ci dà gioia, lui solo ci rende felici e con lui potremo rendere felici gli altri. Questa è la nostra vocazione: “Siamo stati scelti per dar lode al Signore”; siamo stati chiamati ad essere riconoscibili perché ‘portatori sani’ di questa gioia, di questo immenso amore di Dio che ha sacrificato il suo figlio prediletto per noi. Siamo stati invitati a ripartire dalla Croce, perché solo così il deserto… fiorirà!

Vincenzo Bini

Ministro della Fraternità di Giovinazzo/SS Crocifisso

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