Gli auguri a tutti i francescani del Ministro nazionale Paola Bragion per la Santa Pasqua 2018

Pasqua_2018Paola Bragion 28.3.18  Gioisca la terra inondata di nuova luce. Lo splendore del Re ha vinto le tenebre del mondo! (Dal preconio pasquale) Carissimi fratelli. Siamo ormai nella settimana Santa. Settimana autentica, che dà il senso a tutto il resto dell’anno, alla nostra vita. Ci prepariamo a far memoria della Resurrezione di Cristo.

Mi metto sotto la croce in silenzio a contemplare quell’uomo appeso. La tentazione di fuggire sotto il peso del fallimento, dell’incomprensione, del dolore.

Sotto a quella croce porto la fatica, lo scoraggiamento, il non senso, lo smarrimento davanti al dolore umano, davanti al mistero della morte, della malattia, delle prove che a volte mi schiacciano, alle tentazioni che mi fanno perdere la strada.

Da quella croce Gesù, affranto, umiliato, assetato, annientato, mi chiama, mi interpella come la samaritana al pozzo, mi pone la domanda fondamentale per la mia vita: chi sono?

Io posso fuggire, come Pietro e tutti gli altri apostoli, o restare lì, come Maria, come Giovanni.

Increduli, addolorati, ma consapevoli che solo lì potevano trovare risposta al mistero, pesante come la pietra del sepolcro.

Se anche io scappo, se mi perdo, se mi affliggo, se mi sento schiacciato, lui mi viene a cercare come la pecora smarrita, mi carica sulle spalle e mi porta lì sotto la sua croce. Mi chiede di stare lì, come Francesco che contemplando la croce ha trovato il senso profondo della vita vera e ha proclamato: «mio Dio, mio tutto».

Solo se mi sono sentita persa, insicura, scoraggiata, smarrita, posso desiderare davvero di essere cercata e ritrovata, di essere salvata, come la pecora smarrita che il buon pastore viene a cercare, a tutti i costi, …a costo della croce. Mi mette sulle sue spalle, mi fa ritrovare la strada ma, poi, mi chiede di stare lì con lui, di mettere la mia debolezza, la mia incapacità, la mia fragilità, la mia dimenticanza, il mio peccato lì, sotto quel legno e di guardare lui.

Eppure solo lì sotto la croce, con Maria e Giovanni, mi ritrovo, mi riconosco, ritrovo il significato di tutto. Lì trovo il paradosso dell’amore. La vittoria del Dio onnipotente che si fa debole per trasformare ogni cosa. Lì scopro che ogni cosa non si infrange nell’apparente sconfitta, ma si trasforma e ogni istante assume valore eterno. La croce mi annuncia che non sono definita dal mio peccato e dalla mia fragilità, la mia debolezza è stata presa da lui e viene trasformata nella sua Gloria.

Croce, emblema di contraddizione, del paradosso dell’amore che vince e trasforma ogni cosa. Ogni cosa risorge con Lui. Ma solo se mi metto lì, posso chiedere che ogni cosa si trasformi in me, nella mia vita. Ecco il passaggio dal non senso alla vita, dalla morte alla resurrezione. Cristo ha vinto le mie tenebre, il mio peccato, illumina tutto. La vita che ricomincia proprio dove sembra tutto perduto.

Lasciamoci attirare da quel Dio che, per ridarci la vista, ci mette il fango sugli occhi, da Gesù che vince quando sembra essere sconfitto, dall’amore che trasforma.

Certo è uno strano regno che ci viene annunciato, sembra una strana vittoria, ma è la scommessa più affascinante che possiamo accettare, tutto ritrova il senso in Lui.

Da quella croce lo sguardo tenero di dio cerca ciascuno di noi, per attirare tutti a sé.

Cristo vince le tenebre della nostra vita ed è sempre accanto a noi.

Buona Pasqua a tutti voi, fratelli cari.

Paola Bragion

Ministro nazionale Ofs Italia

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