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Ordine Francescano Secolare di Puglia » “Chi cercate?”, il secondo incontro di formazione con don Luigi Maria Epicoco del 17 febbraio
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“Chi cercate?”, il secondo incontro di formazione con don Luigi Maria Epicoco del 17 febbraio

Vincenzo Bini 21.2.19  “I francescani secolari, quindi, ricerchino la persona vivente e operante di Cristo nei fratelli, nella sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle azioni liturgiche. La fede di S. Francesco che dettò queste parole: «Niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se

non il suo santissimo Corpo e il santissimo Sangue» sia per essi l’ispirazione e l’orientamento della loro vita eucaristica.” (Art. 5 Regola OFS)

“Chi cercate?” è una domanda ‘pasquale’, come quella che l’Angelo rivolse alle donne che si recavano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. “A ciascuno di noi capita spesso di perdere il ‘centro’ della nostra vita di cristiani”. Inizia subito con questa provocazione il secondo incontro di formazione tenuto da Don Luigi Maria Epicoco, già apprezzato dall’OFS di Puglia lo scorso mese per un’interessantissima catechesi sulla nostra vocazione alla vita evangelica.

Il Cristianesimo non va usato solo per interpretare la vita: non siamo discepoli di un’idea, ma di un uomo che continua a vivere e dal quale possiamo farci cambiare la vita. Ci spaventa, a volte, l’accorgerci che ciò in cui crediamo è vero, ma non per questo possiamo acconsentire di essere discepoli di un ‘fantasma’. Ci spaventiamo perché quando entra nelle nostre vite, Lui ci mette in discussione, ci ‘toglie il fiato’, in una parola: ci destabilizza! Come Tommaso, abbiamo invece bisogno di toccare Gesù perché non siamo chiamati ad accogliere un’idea, ma un uomo ‘vivo e vero’. È per questo che non siamo capaci di pregare: Gesù non è un amico immaginario, ma una persona “vivente e operante” come recita l’Art. 5 della nostra Regola.

Questo articolo dischiude anche una seconda domanda: “Dove lo incontro?” e nell’articolo stesso vi troviamo anche le risposte.

Nei fratelli che, con tutti i loro limiti, incarnano Gesù (“Tutto quello che farete al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me”). Anche se è un ‘disgraziato’, Gesù potrebbe essere in lui. I fratelli rendono concreta la nostra fede, la nostra relazione con Dio: ci si scontra, è vero, ma l’amore non è mai facile. Gesù decide di incontrarmi anche nel fratello che ha un caratteraccio. Spesso vedo la pagliuzza nel suo occhio, ma non la trave che è nel mio. È più facile guardare in noi stessi se saremo ‘prossimi’ al nostro fratello, in libertà, certo, ma nella sua ‘totalità’, non “solo se mi conviene”, amandolo concretamente, non solo in maniera astratta, ‘a parole’. Questa è la nostra spiritualità cristiana e francescana. Perché facciamo fatica a pregare davanti al tabernacolo? Perché una relazione autentica stanca; una relazione autentica non è solo gratificazione e consolazione. Anche la relazione con Gesù ci prova e ci mette alla prova. Perdonare, farsi perdonare, ma mai escludere i fratelli, rifiutare una relazione con loro. Questo significa essere discepoli di Cristo e non dell’idea che ci siamo fatti di Lui.

Nell’incontro precedente abbiamo visto come il Vangelo ci cambia il modo di ragionare. Le Sacre Scritture ci sono scomode, ma Gesù è uno ostinato: non si stanca mai di provare a cambiarci. “Lo fa ogni giorno, in tanti modi, in ogni momento storico della nostra vita.” La lettura assidua della Parola è la spina dorsale della nostra vita.

Ancora don Luigi ci chiarisce che incontriamo Gesù nella Chiesa, che non è astratta, come non lo sono i ‘quattro amici’ del paralitico, ormai immobile sia fisicamente che spiritualmente. Essi lo calano materialmente dal tetto della casa che ospitava Gesù e grazie alla loro fede egli viene guarito dai suoi peccati. Questa è la Chiesa: un insieme di persone disposte a ‘portarci’ davanti al Signore anche in maniera spericolata. Ognuno di noi è ‘retto’ dalla preghiera di qualcun altro. Nessuno basta a se stesso e la Chiesa non può volare “con un’ala sola” come ci diceva Don Tonino. Saremo lontani dalla salvezza se non riusciremo a supportarci gli uni con gli altri. Non esiste l’amore ‘universale’, ma l’atto concreto di “amare i volti visibili della Chiesa”, le persone che ci sono accanto, con i loro pregi e i loro difetti. La fede non è auto-referenziale, ma rivolta agli altri: il Signore ci vuole santi, ci vuole Chiesa perché possiamo essere di beneficio agli altri.

La quarta via per incontrare Gesù è rappresentata dalle azioni liturgiche; attenzione però a non separare la liturgia dalla vita! Gesù tocca le persone (bisognose) e si lascia toccare; non nelle catechesi, non nella Parola, ma nella liturgia. Senza i Sacramenti il nostro sarà un Cristianesimo ‘disincarnato’. Dobbiamo lasciarci guarire da Lui. Tuttavia, solo un cuore disposto al Suo perdono ci permette di farci toccare da Lui, di convertirci! I Sacramenti sono un ‘appello alla conversione’.

In ultimo, ma prima in ordine di importanza – sottolinea Don Luigi – troviamo l’Eucarestia, ovvero il ‘centro’ di questo incontro con il Signore: là lo troveremo “fino alla fine del mondo”. Gesù Eucarestia è una presenza reale con la quale lasciarci andare ad un ‘rapporto fisico’. Crediamo veramente che Lui è lì? Che è dalla nostra parte, sempre? I miracoli eucaristici sembrano volerci ricordare che tutto ciò è vero! L’Eucarestia è il luogo in cui il Signore ‘transustanzia’ la realtà: se metteremo le nostre croci sull’altare, esse diventeranno ‘corpo di Cristo’! Sì, proprio “come il letame diventa fertilizzante”! Questo è il miracolo dell’Eucarestia: “la nostra vita cambia in sostanza”, ci conduce alla salvezza. Una vita cristiana senza Eucarestia è finzione pura! Gesù nell’Eucarestia rinuncia alla sua gloria per offrirci il suo corpo e renderci liberi! Sta a noi crederci, avere fede, senza il bisogno di effetti speciali, ma aderendo a quella rinuncia alla gloria che tanto scandalizzò gli israeliti. L’Eucarestia è il luogo in cui poter incontrare la nostra libertà. “Lui è qui!”, nel tabernacolo, che non è un rituale, ma una presenza ‘contemporanea’ nelle nostre vite. E, come disse San Francesco: “Non c’è posto migliore di questo!”.

Vincenzo Bini

Ministro della Fraternità di Giovinazzo

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