‘Chiamati…ad abitare le distanze’, l’incontro formativo nazionale OFS a Roma del 13-15 Aprile scorso

IMG-20180414-WA0012Vincenzo Bini 20.4.18  Nel primo appuntamento sul tema di fine novembre ad Assisi, il neo-eletto consiglio nazionale aveva presentato i punti del suo progetto triennale: un progetto “educativo” per l’attuazione concreta del quale era stato richiesto un patto di alleanza con ciascuna fraternità, con ciascun professo. Un progetto con una finalità precisa: “Scegliere la vicinanza concreta, la prossimità fraterna a tutti gli uomini, come stile evangelico per vivere le relazioni e testimoniare una fede che si fa carne nella nostra quotidianità”. Siamo reduci da anni di slancio missionario, ci siamo detti di uscire dalle nostre stanze che sanno di chiuso, non prima però di aver cambiato noi stessi in Cristo. Ad Assisi ci era stato detto di “abitare la distanze”, di stare nella diversità, senza pretendere che tutti la pensino allo stesso modo, ma indossando “i sandali e la stola” come ci ha insegnato Don Tonino Bello, di vivere la nostra vocazione che non è attivismo ma incontro e servizio, da buoni “operai feriali del Vangelo”. “Senza paura di sognare”, come ci esorta Papa Francesco, ma uscendo, annunciando, abitando, educando e trasfigurando!

In questa seconda sessione formativa, l’OFS d’Italia si è incontrato a Roma per affidare questo progetto e questi nostri desideri, alla santa madre Chiesa, per capire se vanno nella direzione giusta… E in soccorso ci è venuto Mons. Rino Fisichella, regalandoci una stupenda catechesi che non lascia spazio ad equivoci, pennellando una suggestiva immagine di Gesù che, come scrive l’evangelista Matteo a cavallo fra i capitoli 7 e 8, una volta concluso il “discorso della montagna” scendere e da inizio ad una lunga serie di prodigi. È il momento del passaggio dalla Legge mosaica alla Nuova Alleanza: Gesù, dopo il suo lungo sermone, entra in azione! Ci dice di passare dai dieci comandamenti a dei segni concreti. Opera guarigioni, scaccia gli spiriti immondi, “Egli ha preso le nostre infermità e si è fatto carico delle nostre malattie” (Mt 8, 16). Gesù ci invita a seguirlo, ma per farlo ci chiede di spogliarci totalmente, ci spinge alla radicalità della sequela, lasciando che “i morti seppelliscano i loro morti” (Mt 8, 21). Lo fa però, come sempre, lasciandoci liberi, mettendo in conto anche il nostro rifiuto: “Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio” (Mt 8, 34). Mettendoci cioè in guardia dalla possibilità che anche noi potremo non essere accettati. Mons. Fisichella ci hai poi dato dei suggerimenti su come poter attuare il nostro progetto educativo. Lo ha fatto “mettendo in campo” molta della teologia di Papa Francesco, incentrando la sua catechesi su tre punti nodali:

1) Essere radicati nella fede o, come ci ha detto il Santo Padre nella sua prima enciclica Lumen fidei, semplicemente amando, passando dalla grazia del Battesimo alla vita eterna, non stando seduti ma correndo come Filippo nel “portare” il Vangelo. L’amore non è teorico: solo una fede illuminata dall’amore ci può aprire gli occhi, può diventare vera testimonianza: “L’uomo contemporaneo ascolta più i testimoni che i maestri e quando ascolta i maestri lo fa perché sono anche testimoni” (Paolo VI). Chi ha incontrato Cristo non riesce a tenerselo per sé. Tutto deve giungere alla dimensione della “comunione”. L’individualismo è la rovina della nostra società: la fede si è trasmessa solo quando due persone si sono guardate negli occhi…

2) Nella Evangelii gaudium, Papa Francesco ci spiega come l’evangelizzazione parta dalla contemplazione (264) e dalla mistica della fraternità (87). Egli riassume in tre verbi le linee guida per essere buoni annunciatori: caminare, non in maniera errante ma come nell’Esodo, attuando una conversione pastorale che non vuole rapporti burocratizzati che tendono all’umiliazione del Vangelo; costuire rapporti interpersonali, mettendo i poveri al primo posto perché loro saranno i nostri evangelizzatori e comprendendo il valore della collaborazione; confesare, scoprendo il valore della misericordia, tornata prepotentemente al centro della vita pastorale, riportando al centro della nostra quotidianità il perdono, la prossimità, la compassione.

3) Vestire gli ignudi, come fece Dio con Adamo ed Eva: ridette loro una dignità nonostante il loro peccato. Quanta gente ha bisogno di noi per recuperare la propria dignità? “Chiediamo al Signore la grazia di non esitare quando lo Spirito esige da noi che facciamo un passo in avanti; chiediamo il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo agli altri e di rinunciare a fare della nostra vita un museo di ricordi. In ogni situazione, lasciamo che lo Spirito Santo ci faccia contemplare la storia della prospettiva di Gesù risorto. In tal modo la Chiesa, invece di stancarsi, potrà andare avanti accogliendo le sorprese del Signore.” (Gaudete et Exsultate, 139).

In conclusione, Mons. Fisichella ci chiede di inserire nella nostra formazione la dimensione dell’accogliere l’altro amandolo, perché diventi un orizzonte di conversione per noi stessi, un’occasione di riflessione e di comunione. Ciò è possibile solo riconoscendo Cristo nei nostri fratelli: un esercizio concreto, conditio sine qua non per fare la nostra professione di fede. La Legge è superata, “ora è Cristo che vive in me!” (Gal 2, 20). È vero, abbiamo bisogno di regole, ma il Vangelo non lo possiamo “inscatolare”!

È stato un fine settimana molto bello ed emozionante per un OFS accorso a Roma perché desideroso di stare nella Chiesa, proprio come fece San Francesco con i suoi primi frati prima di ricevere la benedizione di Papa Innocenzo III. Un OFS alla ricerca della sua vocazione e questa, qui a Roma, non ha tardato a farsi trovare. Ora sta a noi portare avanti con convinzione questo progetto, senza voltarci indietro, (ri)diventare tante “statue di sale”…

Vincenzo Bini

Ministro della Fraternità di Giovinazzo

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